La squadra conquista il PalaPentassuglia, Cantù le F8 con un arbitraggio da incubo

BRINDISI – Analizzando la gara tra Brindisi e Cantù non si può prescindere da due considerazioni, entrambe extra-cestistiche: la prima riguarda l’arbitraggio, il peggiore che si ricordi negli ultimi mesi (se non anni), che ha pesantemente condizionato l’esito dell’incontro; la seconda riguarda il pubblico brindisino, la cui enorme maturità ha fatto sì che lo scandaloso arbitraggio prima, e le esultanze da trogloditi di Thomas e Culpepper poi, non facessero degenerare la situazione all’interno del PalaPentassuglia.

Inutile girarci intorno: se la terna arbitrale non avesse scientemente deciso di disapplicare il regolamento, adesso si starebbe parlando di una vittoria di Brindisi. Al netto di un arbitraggio inadeguato per tutto l’arco della gara, l’episodio che grida vendetta (e che desta qualche inquietante sospetto) è quello inerente la rubata di Moore sull’ultima rimessa dei canturini: in quella occasione, il play biancazzurro si è ritrovato con la palla in mano e con il solo canestro avversario nella sua visuale, ed il regolamento, in tali fattispecie, parla chiaro. Se un giocatore che si invola a canestro subisce un fallo da un avversario che si trova alle sue spalle o lateralmente, infatti, scatta in automatico il fallo antisportivo, al di là dell’intenzionalità dell’intervento falloso. Difficile allora comprendere come mai gli arbitri abbiano deciso di sanzionare Cantù con un fallo semplice, disapplicando platealmente il regolamento. Un’idea in merito, purtroppo, ce la siamo fatta un po’ tutti.

Passando faticosamente all’andamento della partita, non si può sottacere che Cantù abbia confermato la propria superiorità ed abbia comunque meritato la vittoria. Brindisi, dal canto proprio, è comunque riuscita a tenere testa ai più quotati avversari per tutti e 40 i minuti di gioco, confermando i progressi evidenziatisi dall’arrivo di Vitucci, che nel giro di un mese è riuscito a definire le gerarchie di una squadra che sembrava destinata a non trovarle mai. Merito del coach che è stato capace di rigenerare un Tepic “a cinque stelle” ed a trasformare Mesicek in uno specialista offensivo nei finali di gara, ma frutto anche del caso, perché il coach si è ritrovato tra le mani uno Smith che, acquisita la forma migliore, può spiegare basket al 90% dei numeri 4 del campionato e che ieri, anche in difesa, si è speso come un ossesso.

Certo, qualche pecca tattica la squadra l’ha palesata: come ha ammesso lo stesso Vitucci, infatti, i biancazzurri hanno giocato – soprattutto nel primo tempo – a ritmi troppo elevati: ritmi particolarmente congeniali ai brianzoli (che fanno del gioco in campo aperto la loro arma migliore) e difficili da mantenere sui 40 minuti per una squadra corta come quella brindisina, che ieri, fatta eccezione per Mesicek, ha avuto dalla panchina solo 22 minuti totali da Giuri, Donzelli e dall’incubo Oleka.

Sui limiti strutturali della squadra, invece, è inutile ripetersi, ma non si può fare a meno di sottolineare che la gara di ieri sia stata persa – oltre che per la “cattiva” giornata degli arbitri – anche per due carenze.

La prima inerisce la mancanza di un lungo intimidatore, che nel momento in cui Culpepper stava decidendo da solo la partita con penetrazioni “dritto per dritto”, avrebbe dovuto oscurare la vallata al lillipuziano avversarsario, o meglio ancora, avrebbe dovuto consentire a coach Vitucci di predisporre raddoppi sul pick & roll, situazione di gioco impossibile da attuare con un lungo compassato come Lalanne e che è stata possibile adottare efficacemente solo con Donzelli in campo (che un lungo non è).

La seconda, invece, riguarda proprio l’assenza tra le fila del roster brindisino di giocatori come Culpepper, capaci di mettersi in proprio e di togliere le castagne dal fuoco ai propri allenatori: lì dove non arriva l’ottima organizzazione di gioco impostata da Vitucci, infatti, deve uscire fuori il talento degli esterni, e Brindisi, in questo momento, non ha guardie in grado di segnare con continuità.

L’Happy Casa, con la sconfitta maturata ieri, chiude dunque all’ultimo posto il girone di andata e si appresta ad affrontare un filotto di sei partite (quattro trasferte: a Torino, a Venezia, a Brescia e ad Avellino; due gare interne con Pistoia e Milano) che potrebbero lasciare i biancazzurri da soli in fondo alla classifica. Ma nel basket tutte le partite possono nascondere sorprese, soprattutto se l’approccio alle gare dovesse continuare ad essere quello che Vitucci pare aver instillato nella “capoccia” dei suoi ragazzi. Il tutto, in attesa che Oleka faccia spazio ad un giocatore di basket.

 

Andrea Pezzuto
Redazione
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